Calcemia, Calciuria, Cross Laps, Fosforemia, 25 OH Vit D3, Fosfaturia, PTH, Clereance Creatinina. La di sopra arcana lista fa parte di un gruppo di esami del sangue richiesti dal reumatologo, per verificare lo stadio di intreccio tra l'artrite reumatoide e l'osteoporosi. Fin qui nulla di strano: se nonché vado per prenotare una data per effettuare il prelievo, e scopro che i tempi di attesa sono di 2 mesi! La prossima visita reumatologica è tra tre settimane: se me l'avessero detto prima... Per fortuna ho trovato un escamotage e, forse, riuscirò a portare per tempo i risultati.
N.B. : l'escamotage consiste nella mia assicurazione sanitaria integrativa che copre anche gli esami del sangue, con tempi di attesa più ravvicinati.
La domanda viene spontanea quando ci troviamo difronte alla gestione dell'artrite reumatoide nella pratica quotidiana, nel pensare a fare la cosa giusta, ovvero a quale cura intraprendere. Quante volte nell'arco della nostra vita ci facciamo la domanda del tipo: che fare? Non è facile, soprattutto quando abbiamo davanti a noi molteplici possibilità terapeutiche e farmacologiche.
Basta guardare il prontuario farmacologico, per vedere l'enorme quantitativo di medicamenti presenti, e disponibili per curare le nostre malattie. Il da farsi rappresenta, quindi, un dilemma costante e quotidiano e presente per me.
Ho letto dalla stampa che l'Enbrel, il farmaco che sto prendendo in questo periodo contro l'artrite reumatoide, risulta essere efficace anche contro il morbo di Alzheimer così come risulta importante nel contrasto delle patologie cardiovascolari. Una concertazione terapeutica positiva e multifattoriale, che una volta tanto non ha controindicazioni. Buona a sapersi.
Non sono un fedele dell'equazione: bella stagione uguale a miglioramento dei fattori infiammatori, e quindi anche dell'artrite reumatoide; ma indubbiamente da aprile fin verso ottobre inoltrato la mia condizione fisica, le mie giunture, risentono positivamente di fase positiva dal punto di vista meteorologico. Al di là delle cause scientifiche e d'altro tipo, mi godo il momento e basta!
Ho letto in questi giorni sul web e la stampa della necessita di creare una rete dei reumatologi per mettere in comunità le informazioni, le ricerche e le esperienze sui reumatismi, l'artrite reumatoide. Al di là della indubbia bontà dell'idea, che occorre mettere in pratica: e qui cominciano i problemi; si deve cercare di rendere la rete non un fatto locale ma almeno nazionale, per cercare di dare più energia e forza alla riuscita e raggiungimento degli obiettivi. Una tale iniziativa dovrebbe interessare tutte le branche della salute e della medicina.
La domanda sorge spontanea e immediata: si può guarire dall'artrite reumatoide? In questi anni di orodis, methotrexate, infliximab, enbrel, insomma di diverse e molteplici terapie da me fatte viene naturale a chiedersi se riuscirò ad uscire dall'artrite reumatoide. Certo la volontà non manca, la speranza pure, ma siccome alle malattie ed ai medicamenti sono da un bel po abituato auspicherei almeno un poco di alleggerimento nel fardello delle patologie presenti in me. Ma i sintomi sono sempre lì ad avvisarmi che ci sono, ed io con loro: le anche, le mani, il ginocchio sono lì a ricordarlo, semmai io me ne dovessi dimenticare.
Da quando ho l'artrite reumatoide (1999) ho visto crescere
fortemente il numero di pasticche mandate giù: all'inizio era il dicloreum da
150 effetto prolungato col pariet e il sempre vivo methotrexate, la folina. Poi
i fans sono stati sospesi e la posto del pariet l'antra come gastroprettore.
Poi al posto dell'antra il lansox, a cui oggi si aggiunge l'arcoxia da 90 e il
garvisc advance (sempre per la gastrite e reflusso). Senza poi dimenticare i
biologici (prima l'infliximab poi l'enbrel). Insomma non mi faccio mancare
niente.